Introduzione
Destinatari: questo itinerario è molto frequentato dai turisti e può essere interessante quando si ha poco tempo a disposizione per affrontare percorsi più lunghi. E' utilizzato anche da chi sta iniziando a praticare questo tipo di attività e vuole fare esperienza su un percorso non troppo esposto ma emozionante, dove occorre avere un po' di forza e resistenza nelle braccia. Non è adatto ai bambini per la distanza tra il cavo e le staffe e tra le stesse staffe, è indicativamente richiesta un'altezza minima di 1,50 m.
Storia: originariamente nella forra passava un percorso per fuggire dal castello.
Paesaggi: dal Castello di Drena si gode di un bel panorama sulla valle.
Ambiente e natura: lungo il canyon, l'azione dei detriti mossi dall'acqua, in epoca glaciale, ha creato caratteristiche conformazioni chiamate: marmitte dei giganti. Quando la forra si allarga, troviamo un ambiente umido, con una vegetazione particolare.
Luoghi storici: usciti dalla ferrata troviamo il Castello di Drena; un antico maniero, era piccolo ma completamente autonomo. Si può salire sulla torre e godere di un bel panorama sulla valle.
Descrizione
Partenza/arrivo: per affrontare questa ferrata parcheggiamo lungo la strada SP 84, che sale da Dro verso Drena, poco dopo il campo di tamburello dove c'è un ampio parcheggio con un comodo parco. Non utilizziamo il parcheggio di fronte al campo di tamburello è più scomodo, non c'è ombra e non c'è acqua. Se arriviamo con l'autostrada A22 l'uscita è Rovereto Sud - Lago di Garda Nord.
Percorso: il percorso non è né lungo nè tecnicamente molto difficile, dove serve è attrezzato senza interruzioni. Svolgendosi in un canyon è umido e quindi abbastanza scivoloso. Il percorso è caratterizzato da una prima parte dove sono state attrezzate le ripide e strette pareti del canyon, nella seconda parte, quando la distanza tra le pareti aumenta, scende sul fondo della forra. Nella forra attraversa due ponti tibetani e poi con un ultimo tratto attrezzato ci conduce all'uscita verso il Castello di Drena. Nei pressi del castello si può fare una pausa, c'è un bar per ristorarsi ed è consigliabile visitare anche il maniero. Rientriamo poi su comodo sentiero. Nel 2003 è stato creato un nuovo tratto che prosegue per un centinaio di metri, il tratto è stato dedicato ai Caduti di Nassiria.
Ferrate: la ferrata può essere suddivisa in tre tratti.
. Quello iniziale nello stretto canyon tra le rocce, il più impegnativo, è attrezzato con cavo e staffe (abbastanza distanti), a volte la verticalità costringe anche ad esporsi oltre la verticale, serve resistenza nelle braccia.
. Quello intermedio sul fondo della forra, che ci accoglie con cascate ed una vegetazione tipica di ambienti umidi, ci conduce al primo ponte tibetano.
. Il tratto finale che ci porta fuori dalla forra con una parete attrezza ed il secondo ponte tibetano.
Condizioni: il tratto di ferrata che ci conclude attraverso la forra al Castello di Drena è stato riattrezzato ed è in ottime condizioni, per quanto riguarda i cavi e gli altri infissi, mentre lasciano un po' a desiderare le opere in legno.
Varianti:
- Via di fuga: poco dopo l'inizio, dove i cavi si sdoppiano, basterà salire anziché proseguire nella forra.
- Variante della catena: poco dopo il primo ponte tibetano è possibile una variante divertente, quella della catena che passa attraverso un paio di buchi verticali, basterà tenere d'occhio il versante destro orografico e quando si vede una catena attraversare. Si rientrerà poi sul percorso base, il terreno è viscido, attenti a non scivolare.
- Variante ai Caduti di Nassiria: inizia all'incrocio per il castello, consente di proseguire per la forra. E' un tratto poco attrezzato che si svolge nel greto del torrente, a volte un po' sporco e scivoloso
.
Consigli
Quando: il percorso, pur iniziando a bassa quota, è fruibile da marzo a novembre, quindi anche d'estate. In inverno, per la potenziale presenza di ghiaccio, è da evitare quando le temperature scendono sotto zero.
Altro: per quello che riguarda l'attrezzatura è quella standard per percorsi EEA. Consiglio inoltre di indossare scarponcini alti e impermeabili, guanti e di fissare all'imbrago un cordino fisso con moschettone che consenta di rimanere in sospensione sui cavi. Questo sarà utile per riposare le braccia e per fare le foto.
Difficoltà
Sono quelle classiche di un percorso EEA, per escursionisti esperti con attrezzatura, con difficoltà del tratto attrezzato AD = Abbastanza Difficile: esposta, anche lunga, ma poco di forza e sempre facilitata dagli infissi posti su di essa. Le difficoltà, lungo il percorso, sono legate alla verticalità delle pareti nel tratto iniziale ed alla scivolosità della roccia. Sui ponti tibetani serve equilibrio.
Pericoli
I pericoli lungo il percorso sono quelli classici di un itinerario attrezzato, esposto e soggetto a caduta sassi. E' molto frequentato, anche da gruppi, quindi: solo una persona per tratto specialmente sui ponti tibetani. Attenzione a non scivolare sui sassi viscidi.
Per maggiori dettagli:
Avvertenze Pericoli
e anche:
Pericoli Oggettivi
normalmente presenti in montagna.
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